Esquisito

Taccardi: di tramonti commoventi con Malvasia a Muggia

«Solo malvasia, è il mio credo: o per il momento almeno è così! Poco e bene, cercando sempre di migliorare. L’attenzione è totale: dalla prima potatura, dalla gemma che decido di lasciare, al calice di vino da degustare, fino all’ultima etichetta.» E’ questo lo schietto biglietto da visita di Sabino Taccardi, incontrato in località Punta Sottile, Muggia.

Colpo di fulmine: «ero in Toscana, in una cantina a degustare dei prodotti straordinari con amici. Mi sono detto, ironicamente – però, non deve essere male fare del vino! Il giorno dopo mi imbatto in un articolo della serie vendesi terreno agricolo vaste proporzioni proprio nella mia Muggia. Tienilo fermo! Una telefonata all’immobiliare a cui segue rapido sopralluogo: una vecchia vigna di oltre ottant’anni, con una terra nobile, che a suo tempo produceva vini della Borgogna. Le barbatelle dalla Francia, gli anni ‘40, poi la guerra, poi più niente, poi in attesa… probabilmente di me! Ho salvato il salvabile, il resto l’ho piantato ex novo e questa passione oggi può contare una produzione di circa tremilacinquecento bottiglie. Di malvasia, naturalmente!»

Dove, come, quando, perchè: «potete degustarla qui» apre le braccia e si guarda intorno Sabino, indicando una visuale privilegiata sul golfo di Trieste. Già, perchè al momento qui significa solo ed esclusivamente qui, ovvero al Bagno Gabriele di Punta Sottile, da Muggia andando verso il confine in una torre d’avorio balneare con tramonti da lasciare senza parole. Pace, un silenzio irreale, mare, genuinità, famiglia: Sabino ed i suoi custodiscono quest’oasi per i loro ospiti da quasi trent’anni. Ed ecco che la malvasia compare come una ciliegina sulla torta. Che cosa voler di più dalla vita?

«La malvasia non ha un “suo” piatto ma si adatta a tutto o quasi proprio per il suo carattere popolare, rupestre, franco» intercala il vignaiolo. «Un vino snobbato per anni, quasi dimenticato, e che ora grazie all’impegno di tanti vignaioli si sta prendendo delle belle rivincite! Un vitigno rinato, insomma, con tutte le caratteristiche dei gusti unici. Andiamo d’accordo anche per questo» sorride il nostro. «E poi mi trovate qui fino alla Barcolana, quindi ci rivediamo a primavera, devo dedicarmi alla cantina» con quel modo di fare di altri tempi, riservato, schivo, distaccato, non per questo meno appassionato. «Anzi no, prima faccio un salto in Umbria: sono patito di Enduro, oltre che di vini, s’intende! E poi io ho già vendemmiato, perchè le mie vigne sono baciate dal sole tutto l’anno ed io a fine agosto ho già praticamente finito, come chi spumantizza.»

L’ho voluto per me!: due assaggi. Il coerente 2021 e il più evoluto e rotondo 2020. Fatti da Taccardi innanzitutto per lui, come ci tiene a sottolineare. Avulso da qualsiasi forma di piacioneria, perchè com’egli afferma bisogna essere in primis il critico di sé stessi. 

Filosovino, istinto ed ascolto: «lascio otto gemme sulla pianta: imperativo, non sfruttare! La pianta deve darti quello che può. Funziona come per tutte le cose della vita. Mi definisco una piccola talpa che scava mai stufa di imparare, con un appetito di sapere infinito. Da tutti possiamo apprendere, ognuno può essere maestro ed allievo; ma la mia fonte preferita rimane senza dubbio la saggezza popolare. Anima, cuore, sudore, fatica: quando penso al vino, penso a qualche cosa che si evolve e immediatamente concludo che se si evolve lui… allora possiamo evolverci anche noi. Prosit!»

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